Alice Martini Psicologa
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I FATTORI CORRELATI ALLO STUDIO: ANSIA DA PRESTAZIONE

11/9/2022

 
Abbiamo visto come attenzione e concentrazione siano dei fattori fondamentali quando parliamo di studio e come sia importante prendere consapevolezza di quale sia il proprio stile di apprendimento in modo da individuare tutte quelle strategie che ci consentono di avere un metodo di studio efficace e funzionale ai nostri obiettivi.
Per ottenere dei buoni risultati a scuola, all’università o a lavoro, occorre prestare attenzione a tutti questi fattori certamente ma spesso non bastano.

Occorre infatti prendere in considerazione anche altri fattori che influiscono sullo studio in primis e, come conseguenza, anche sui risultati; parliamo di: ansia da prestazione, autostima e autoefficacia e paura del fallimento.
In questo articolo approfondiremo il tema dell’ansia da prestazione: che cos’è e come gestirla.

Tutti noi, almeno una volta, abbiamo sentito parlare di ansia. Genericamente possiamo definire l’ansia come “un complesso di reazioni psichiche e fisiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso”. Da questa semplice definizione possiamo capire come l’ansia in un certo senso possa essere funzionale: se di fronte ad un incendio non scattasse dentro di noi alcun campanello di allarme ci troveremmo infatti in una situazione di forte pericolo. Il nostro organismo, invece, è programmato per reagire a tali stimoli attivando tutta una serie di condizioni psichiche e fisiche che ci consentono di sopravvivere. 
Non entreremo ora nel dettaglio ma dedicherò prossimamente un articolo più esaustivo sull’argomento.

Parliamo ora, invece, di ansia da prestazione. L’ansia di studio è, a tutti gli effetti, la cosiddetta ansia da prestazione. Questa, come detto in precedenza, entro certi limiti è utile per prepararsi a livello psicofisico al compito che si deve svolgere, in quanto genera una tensione che porta la persona ad attivarsi per dare il meglio di sé in quello che deve fare. Superata una certa soglia, però, determina invece una serie di sintomi che possono andare a compromettere la performance e a far sentire la persona sovrastata dalla tensione e dalla paura.

Da cosa viene generata quest’ansia? L’ansia, in questo caso, viene generalmente scatenata dalla paura del giudizio esterno. L’ansia spesso non viene generata dall’esito dell’esame, dalla valutazione, come siamo soliti pensare, ma da quello che le altre persone (familiari, insegnanti, amici, etc) potrebbero pensare di quel risultato. Lo studente, quindi, non teme solo la valutazione in sé, ma è convinto che da questa dipendano valutazioni che riguardano le sue capacità, il suo valore e la sua intelligenza, come se in qualche modo si creassero delle valutazioni sulla sua persona e non sul compito, favorendo una scarsa stima di sé. 

L’ansia da prestazione è un tipo di ansia anticipatoria, ovvero che attiva pensieri catastrofici sul futuro. Comporta altresì un circolo vizioso in cui ad una sofferenza iniziale (ansia), si aggiunge una cattiva prestazione, che accresce, di fatto, l’ansia successiva. 

Come gestire quindi l’ansia da prestazione?
 
1. ACCETTALA: l’ansia è a tutti gli effetti un’emozione e, come tale, non dobbiamo cercare di liberarcene in quanto è qualcosa che fa parte di noi. Quindi, evita di respingerla, non serve a nulla, non farà che aumentare, piuttosto fermati e ascoltala, ti sta dicendo qualcosa. 

2. PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA: attenzione alla profezia che si autoavvera. L’ansia, infatti, può portare a creare delle credenze e delle anticipazioni circa gli esiti del compito/esame. Questo comporta l’attivazione di un comportamento in linea con le tue aspettative. Sapere di questo meccanismo può ritornarti utile. Se ci si approccia a qualcosa con l’idea che non andrà bene, che non si è studiato abbastanza, che tanto non si sa rispondere allora è probabile che quello che si otterrà è proprio quello in linea con i nostri pensieri in quanto il comportamento e l’approccio saranno negativi.  Se è vero che vale per i pensieri negativi vale anche per quelli positivi, quindi, riformula le aspettative e le credenze. 

3. NON AVERE PAURA DI TRADIRE LE ASPETTATIVE: l’affetto non può essere compromesso dagli esiti scolastici o accademici. Non è una valutazione che può determinare la compromissione dei rapporti. Questo è bene ricordarlo per evitare che nascano dentro di noi delle “inutili” paure. Caratteristiche personali e comportamento sono due cose differenti, quindi, impara a valutare te stesso separando le azioni dai giudizi sul valore personale.

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